domenica 3 febbraio 2008

La presentazione infinita

In un pomeriggio d'inverno dal cielo oscurato da diverse nuvole che prendono un po' il colore del cielo azzurro e arancione del tramonto, mi trovo nella piazzetta dell'Outlet di Mantova Sud. Non c'e' nessuno: tutti i negozi sono chiusi, tutto è spento, non vi sono lampioni o lampadine accese, il silenzio di tomba regna ovunque. I cancelli di entrata però sono aperti e in lontananza, guardando attraverso le entrate vedo che il cielo è scoperto con un colore che tende all'azzurro tipico del tramonto avanzato.
Mi trovo in un angolo di questa piazzetta semibuia, vicino a uno dei cancelli aperti e... sto davanti a uno schermo per diapositive aperto (schermo quadrato, con supporto metallico incorporato) su cui da un punto indefinito viene proiettata la presentazione in powerpoint per la tesi di laurea. La sto ripassando e parlo a voce alta (l'unica che taglia il silenzio) mentre scorrono le slides. Lo sfondo di queste slides è azzurro chiaro, il testo nero in carattere Times New Roman. Mentre guardo lo schermo mi viene un po' di ansia perchè ho paura di aver scritto qualcosa in modo errato o di non aver formattato bene il testo.
C'e' qualcuno che assiste, di sicuro c'e' la Vale che sta osservando tutto, ma io non la vedo, avverto solo la sua presenza. C'e' pure qualcun'altro ma non si chi sia, soprattutto perchè tutti stanno in silenzio e si trovano nel punto indefinito da cui parte il raggio di luce che proietta le immagini sullo schermo... questo raggio di luce parte da un punto indefinito dietro di me, immerso nel buio dell'angolo della piazzetta in cui mi trovo.
Infine, a scandire il tempo che rimane per la presentazione, vi è al mio fianco sinistro e sospesa da terra senza alcun supporto, una grande clessidra gigante luminosa, alta circa un metro e mezzo che fa scorrere i chicchi di sabbia nell'ampolla inferiore. Appena i chicchi terminano, la clessidra (che oscilla su se stessa nel vuoto) si rigira da sola come l'icona del mouse di Windows per ricominciare da capo: in quel momento so che il tempo è scaduto e devo ricominciare di nuovo la presentazione per vedere se è corretta. Il tutto si ripete per un po' (come la condanna di un girone dantesco) tra l'angoscia della presentazione e la tensione data da chi mi osserva la nell'oscurità. Finalmente pero' mi sveglio, è notte... e posso sognare qualcosa d'altro.

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